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Tre sfide pericolose
Nella sezione dedicata a Gli altri rischi, verranno affrontati quelli che vengono considerati i pericoli classici della rete: la pornografia, i pedofili, la dipendenza, e via dicendo.

In questa sezione si affronta un discorso più generale su tre sfide poste dalla rivoluzione informatica, ed ogni sfida implica il pericolo di una sconfitta.

Le tre sfide sono: il rischio di restare indietro, quello di sprecare delle opportunità ed infine quello di non riuscire a adeguare il ruolo dell'autorità genitoriale alla nuova era storica, quella della rivoluzione informatica che è appena cominciata e che continuerà ad imporsi a ritmo sempre più veloce e pervasivo.

Salvo naturalmente un sempre possibile azzeramento della civiltà e ritorno all'età della pietra, causato da catastrofi ecologiche, inquinamento nucleare, impatti di asteroidi, epidemie d'integralismo, esaurimento delle risorse idriche, di quelle energetiche e da un'altra mezza dozzina di possibili cause.
Restare indietro
Negli anni '80 e '90 dello scorso secolo è cominciato un cambiamento epocale chiamato rivoluzione informatica. Per i cambiamenti che sta portando nella vita della nostra civiltà, questo cambiamento ha pochi precedenti storici. Forse la scoperta del fuoco, l'invenzione dell'agricoltura, la rivoluzione industriale e pochi altri.

La società, tutta, si trova sempre di più a dipendere dalla tecnologia, in particolare dall'informatica. Avere familiarità con queste tecnologie diventa una delle chiavi per il successo. Forse addirittura per la sopravvivenza.

Aiutare i ragazzi a familiarizzare con i computer, con Internet, con l'informatica, è quindi un modo per prepararli a vivere. Per questo motivo, l'utilizzo del computer va incoraggiato. In maniera guidata, ma va incoraggiato.

Tenere i ragazzi lontano dal computer è come non farli uscire per strada prima dei 18 anni, per via dei pericoli che possono incontrare.

Occorre farli uscire prima, educandoli all'autonomia ed insegnandogli la prudenza. Se sanno muoversi con prudenza ed in autonomia, non c'è più motivo di avere paura.
Sprecare opportunità
Non è vero che i giovani sanno tutto sul computer o che ne sanno più degli adulti.

Ho conosciuto ragazzi che non sapevano neanche cosa fosse un hard disk, pur passando molto tempo davanti al computer. Ci facevano solo giochi. Sapevano solo installare un videogame e giocarci. Nient'altro.

I videogiochi hanno una loro utilità, come tutti i giochi, ma usare il computer solo per giocarci è come abitare a Parigi e passare tutto il tempo libero a fare giri in bici nel campetto dietro casa. Con tutte le cose che si possono fare a Parigi. Con tutte le cose che si possono fare con un computer.

Se avete comprato un computer per vostro figlio, stimolatelo ad usarlo bene, in maniera varia, costruttiva, creativa. In una maniera utile che serva a farlo crescere. Altrimenti avrete perso la sfida e questa macchina sarà solo un sofisticato, inutile giocattolo.
Il ruolo dei genitori
Il rischio più grosso, è che le nuove tecnologie scoraggino i genitori, e li inducano a rinunciare al loro ruolo di guida ed alla loro autorità sui figli. E' difficile esercitare autorità in territori sconosciuti, su cose che non si conoscono.

Già dai tempi dei primi videoregistratori si è visto come i figli erano più abili dei genitori nel farli funzionare. In molti casi erano i genitori che dovevano imparare dai figli ad usarli. Non sempre, però spesso. Con i computer, i telefonini ed infine Internet, le cose sono peggiorate.

Per millenni i bambini hanno condiviso l'immagine del genitore onnisciente che sa tutto. La conoscenza si è tramandata, letteralmente, di padre in figlio. Le cose stanno cambiando. Adesso sono i figli che acquisiscono la conoscenza e la trasmettono ai genitori. Non sempre, ma sempre più spesso.

Per millenni, almeno nella cultura occidentale, una delle tappe fondamentali della crescita era il momento in cui il ragazzo, ormai grande, si rendeva conto che i suoi genitori, soprattutto il padre, non erano onniscienti ed onnipotenti. Ne cominciava a mettere in dubbio l'autorità assoluta e si sentiva autorizzato ad avere le proprie idee e fare le proprie scelte. Non era più una trasgressione ma un diritto. Era il momento in cui i genitori sospiravano: "Sta crescendo... è un'età difficile..."

Questo momento si sta progressivamente spostando dalla tarda alla prima adolescenza. I ragazzi si rendono conto molto presto dell'esistenza di vaste aree della vita, in cui hanno più competenza dei genitori. Si tratta di aree vitali nell'organizzazione sociale: la tecnologia, l'informatica, le comunicazioni, la gestione delle informazioni.

La diffusione degli strumenti di comunicazione, in primo luogo TV ed Internet, costringono anche i giovanissimi a confrontarsi continuamente con opinioni e valori diversi da quelli trasmessi dalla famiglia. Se da una certa età in poi questo si chiama pluralismo, libera circolazione delle idee, cultura, ed è una condizione che rende possibile la libertà di pensiero e lo sviluppo delle capacità di critica e discernimento, prima di una certa età questo rischia di creare confusione e di sminuire l'autorevolezza genitoriale. L'autorevolezza genitoriale è qualcosa che per i bambini e - in modo diverso - per gli adolescenti, è indispensabile per crescere bene.

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