Forse più che di autorità, in questo caso si dovrebbe parlare di autorevolezza dei genitori.
I ragazzi sospettano che i genitori habbiano poco da insegnare in fatto di Internet. In molti casi hanno anche la sensazione che Internet non interessi i genitori, quindi in definitiva si tratta di qualcosa che non li riguarda. Internet è un territorio dove posso, devo e voglio arrangiarmi da solo.
E' invece importante che i genitori proclamino con parole e con fatti, che Internet li riguarda anche se ne sanno poco. E' un territorio che rientra nella loro sfera d'intervento educativo e normativo, al pari di tutti gli altri posti che il ragazzo frequenta.
I miei ne sanno meno di me
In fatto di computer e di Internet i figli ne sanno mediamente più dei genitori.
- Come se la cava tuo padre con il computer?
- Mah! Le capacità le avrebbe, è che non si applica. E il tuo?
- No, il mio poverino proprio non ci arriva, mi accontento di quello che può fare. Mia madre invece mi sta dando delle soddisfazioni, piano piano... E' che è convinta di non essere capace, dice: "Tanto non ci capisco niente". Invece quando si mette ce la fa.
- Anche la mia, ma manca la voglia. Le piace fare solo i solitari, ogni scusa è buona per non imparare ad usare la posta elettronica. Mi dice: "Spediscimela tu" .
Si tratta di un dialogo che ho assemblato io naturalmente, ma con frasi e concetti tutti realmente espressi da ragazzi e ragazze conosciuti nell'ambito del mio lavoro. Età compresa tra 13 e 18 anni.
Spero di essere riuscito a rendere il concetto.
Extraterritorialità
Oltre a saperne (mediamente) di meno, mediamente i genitori dimostrano di non interessarsi al mondo dell'informatica ed alle nuove tecnologie. In qualche caso lasciano anche trasparire un certo disprezzo.
Non gli interessa sapere cos'è Second Life, non si entusiasmano per le spettacolari potenzialità dell'ultima generazione di schede grafiche, non gli interessa se i figli chattano o se stanno fanno file sharing. Se chattano non gli interessa sapere che nick e che profilo si sono dati, con chi chattano e di che. Nel caso di p2p non gli interessa cos'hanno in download ed in upload, oppure se stanno usando bit-torrent o eMule. E se usano emule, avranno attivato PeerGuardian 2 o l'offuscamento del protocollo?
Linguaggio incomprensibile vero? E' il loro linguaggio.
Il mestiere di genitore è piuttosto stressante: le vaccinazioni, la spesa, accompagnarlo a calcio, faccio tardi al lavoro, torno a casa stanco, i colloqui con gli insegnanti, eccetera, eccetera...
Non ci si può mettere anche a studiare Internet.
Il risultato è che i ragazzi hanno facilmente la sensazione che il mondo del computer è un territorio che gode di extra-territorilità, dove i genitori non intervengono né per controllare né per dare regole, perché oltre a non conoscere, anche non sono interessati a sapere.
In questa zona d'oltrefrontiera, ci si può arrangiare da soli, si fare può più o meno ciò che si vuole. Ai genitori 'ste cose non interessano, e poi fanno così anche gli tutti gli altri.
Tutto questo senza trasgredire nulla, perché la trasgressione presuppone delle regole che invece qui spesso non vengono date.
Prima conclusione
La media mancanza di competenza e la tendenza (media) dei genitori a rinunciare alla giurisdizione su questo territorio, sminuisce un po' il ruolo e l'autorevolezza di questi ultimi, individualmente e collettivamente, dei singoli genitori e dell'intera categoria.
Intendiamoci. Ruolo ed autorevolezza genitoriali non dipendono solo da questo. No per fortuna. Si può essere genitori di grande spessore e consistenza anche in condizioni di totale analfabetismo informatico.
A parità però di altre condizioni e di altre qualità, la presenza o meno di competenze nell'area informatica può essere importante...
Prendo possesso di queste terre...
Occorre che i ragazzi sentano che Internet è un territorio sul quale i genitori hanno piena giurisdizione e all'interno del quale valgono le regole da essi stabilite.
Si può anche esprimere lo stesso concetto in maniera diversa, forse più precisa: i genitori hanno giurisdizione sul figlio in qualsiasi ambiente egli si trovi.
Il fine delle regole, in un contesto educativo, non è tanto (o non è solo) quello di fare sì che un ragazzo si comporti in un modo e non in un altro. Le regole servono anche a ricordare ai figli che nel mondo (reale o virtuale) essi non sono liberi di fare proprio tutto quello che vogliono ma hanno qualcuno (i genitori) cui devono rendere conto del proprio comportamento.