Premetto che preferisco il termine "molestatore" a quello di "pedofilo".
Pedofilo è chi ha un disturbo psichiatrico della sfera sessuale che consiste nel provare attrazione sessuale per bambini o bambine prepuberi, o in età di prima pubertà.
Molestatore è chi progetta o mette in atto un'azione di molestia, non importa verso chi, anche verso soggetti post puberi.
Non tutti i pedofili sono molestatori, e non tutti i molestatori sono pedofili. Sia detto senza offesa né per gli uni né per gli altri.
La questione della definizione potrebbe apparire secondaria. Forse lo è, ma occorre però avere consapevolezza che tutti, non solo i pedofili, ma anche i non pedofili, possono essere potenziali molestatori di minorenni.
Non so se questo vi farà sentire più tranquilli.
La pedofilia, quella propriamente detta, è molto rara tra le donne. Vengono invece registrati dalla cronaca casi di molestie attuate da donne adulte nei confronti di ragazzi molto giovani, ma comunque non più bambini.
Molestatori dentro e fuori Internet
Vale la pena ricordare che la maggior parte delle molestie avviene nel mondo reale, senza passare da Internet.
E' certamente vero che questa percentuale crescerebbe notevolmente, prendendo in considerazione altri reati come ad esempio lo scambio di materiale pedopornografico, l'organizzazione del turismo sessuale o altre attività finalizzate allo sfruttamento sessuale dei minori, gestite via Internet.
In Germania c'è stata un'inchiesta per scambio di materiale pedopornografico che da sola ha coinvolto 12.000 indagati.
Questi reati però difficilmente hanno come vittima il "normale" bambino che vive in una famiglia media, che va a scuola e che naviga su Internet nel tempo libero. Per questo tipo di bambini il rischio di brutte esperienze è molto più consistente negli ambienti frequentati quotidianamente, piuttosto che non in Rete.
Ancora una volta, non so se troverete tranquillizzanti queste informazioni.
Questo non significa affatto che la rete è poco pericolosa. Secondo dati diffusi dalla Polizia di Stato, circa il 10% dei minori che navigano su Internet hanno avuto contatti (virtuali) con molestatori o almeno con persone altamente sospettabili di essere tali. Altri dati diffusi in altri siti danno cifre sostanzialmente analoghe.
Ritengo il dato attendibile per quello che riguarda i bambini (fino ai 11 o 12 anni) e addirittura sottostimato per quello che riguarda ragazzi e ragazze più grandi.
D'accordo, sono pochi i contatti poi portano ad un abuso vero e proprio, ma altrettanto pochi sono quelli che si concludono senza aver fatto almeno qualche piccolo danno.
Lo strumento per eccellenza del molestatore sono le chat, soprattutto quelle frequentate da bambini ed adolescenti.
Possono presentarsi direttamente come adulti. Possono mirare a adescare direttamente il minore, con una strategia che punta a proporgli un incontro faccia a faccia, oppure possono volergli carpire informazioni utili a rintracciarlo nei posti che frequenta.
A volte possono presentarsi come coetanei, entrare in confidenza, e poi dirgli: "Sai, ho un amico adulto molto in gamba, te lo faccio conoscere".
A volte non hanno come obbiettivo l'incontro reale, ma solo il desiderio di fare con i ragazzi e le ragazze discorsi morbosi.
Una volta stabilito il contatto via chat, possono proporre il passaggio alla posta elettronica, che consente di potere comunicare senza avere l'obbligo di essere contemporaneamente collegati ad Internet, oppure propongono un servizio di messaggeria istantanea, da lì possono poi passare a chiedere foto, il numero di cellulare, l'incontro.
Dove si trovano e cosa fanno
Tradotto letteralmente significa "cyberputtane". In Italia questo fenomeno sembra esistere in scala ridotta, e per il momento limitato ai soli cellulari. Tu mi mandi una foto delle tue parti intime, io ti ricarico il cellulare per 10 euro.
Negli Stati Uniti sono molto più avanti: tu mi fai un numeretto davanti alla wecam, io ti ricarico di 100 dollari la tua carta di credito. Molte persone adulte di entrambi i sessi, hanno scelto questo modo di prostituzione, in esclusiva o affiancata a quella tradizionale. Da qui il neologismo "cyberwhore": ciberputtane.
Ci sono modi per riuscire a fare incassare denaro in maniera anonima anche a minorenni, che non possono gestire direttamente i conti in banca. Uno di questi modi, alla portata di tutti, sono i negozi online. Ce ne sono per ogni genere di merce e ce ne sono che ne vendono ogni genere, dai libri ai gioielli d'autore.
Questi negozi consentono ai propri clienti di crearsi un elenco di articoli desiderati, una specie di lista di nozze, e consentono ad altri utenti di versare del denaro per acquistare questi oggetti, e farli recapitare al titolare della lista. Tutto in anonimato.
Ci sono quindi ragazzi e ragazze che offrono spettacoli osceni via webcam e si fanno pagare le proprie prestazioni sotto forma di merci: vestiti, attrezzature informatiche, cellulari, videocamere ed altre cose ancora, di cui hanno bisogno o che rivendono per riconvertirle in denaro.
Un obbiettivo comune dei pedofili, o comunque dei molestatori di giovanissimi, in Rete e fuori, è quello di diffondere tra i minori l'idea che i rapporti con gli adulti, siano leciti, piacevoli e benefici, e che siano un "diritto negato" di ogni bambino e di ogni adolescente.
Nella sua indagine il The New York Times riferisce che nelle chat monitorate, sono circolate istruzioni su come diffondere un opuscolo informativo diretto ai giovanissimi, da stampare e lasciare in ambienti frequentati da ragazzi. In maniera anonima, naturalmente.
Per motivi che non elencherò, e che riguardano il cambiamento epocale in fatto di etica sessuale che stiamo attraversando, temo francamente che il rischio che questi messaggi arrivino a cogliere nel segno vada preso seriamente in considerazione.
Come già detto, potenzialmente tutti. Se pensate al signore anziano con l'impermeabile grigio che offre caramelle, siete fuori strada.
I bambini e le bambine possono essere molestati ed abusati da individui di tutte le età. Dai propri coetanei, da parte di altri ragazzi un po' più grandi di loro, e poi sempre più su fino agli ultranovantenni.
Le ragazze dall'età della pubertà in poi sono potenzialmente oggetto d'interessi morbosi da parte di qualsiasi eterosessuale adulto.
Se volete fare una prova, entrate in una chat per giovanissimi, e datevi un nome che lasci pensare che siate una ragazza di 15 anni, tipo nicoletta15. Nel profilo scrivete che avete 15 anni, che abitate in una grande città, e che cercate amici. Tempo 15 minuti sarete inondati di richieste di "chat privata" da parte di vecchi maiali di tutte le età.
Chi sono i potenziali molestatori?
Non mi risulta esistano studi che provino in maniera certa l'esistenza di una correlazione tra determinate caratteristiche del minore e la vulnerabiltà rispetto a tentativi di approccio da parte di molestatori via Internet.
Il buon senso ed alcune osservazioni empiriche suggeriscono di fare particolarmente attenzione ai minori che presentano alcune peculiarità.
Le ragazze che affermano che da grandi vogliono fare le "veline" o che vogliono andare al "Grande Fratello".
Minori che passano molto tempo nelle chat non protette e con scarso controllo da parte dei genitori.
Minori timidi, chiusi, con poche relazioni sociali, che parlano poco con i genitori, o che tendono ad essere scontrosi con loro.
Ragazze che sembrano voler bruciare le tappe e che vogliono sembrare più grandi, che mostrano di avere forti infatuazioni per figure maschili adulte (attori, cantanti, persone di spettacolo) con scarso senso della realtà e tendenza a sognare ad occhi aperti.
Minori che hanno ricevuto l'educazione sessuale prevalentemente dai reality show televisivi.
Minori cui sono mancate figure di riferimento parentale, soprattutto quella paterna, fisicamente o psicologicamente, o minori, soprattutto ragazze, che hanno avuto con i genitori un rapporto conflittuale.
Bambini o ragazzi con confusione rispetto alla propria identità sessuale.
Chi sono i soggetti più a rischio?
L'inchiesta del The New York Times
Gli esperti riferiscono che spesso si tratta di persone che conoscono profondamente la psicologia delle loro potenziali vittime, sono in grado di riconoscere i minori più vulnerabili all'adescamento, e di mettere in atto strategie piuttosto elaborate.
La favola di Cappuccetto Rosso, a suo tempo inventata proprio per mettere in guardia le giovani fanciulle dalle insidie dei nobili depravati ed annoiati, esemplifica in maniera straordinaria le tecniche di seduzione di queste persone, che si presentano gentili, lusinghiere, gratificanti, dimostrano capacità di ascolto e di comprensione. Con i ragazzi e le ragazze più grandi (ma in questo caso non si può più parlare di pedofili in senso stretto), stimolano il bisogno di crescita, di autonomia e d'indipendenza.
Non sempre simulano. Diciamo che in queste storie, può capitare che il lupo non sappia di essere tale, e di volersi mangiare Cappuccetto. Alcuni di questi lupi pensano in buona fede di poter essere dei buoni amici di Cappuccetto rosso, e di poter dare e ricevere molto affetto. Anche sul piano sessuale...
Quando entrano nel vivo dell'argomento sanno usare molto tatto e sanno essere molto persuasivi nello spiegare ai bambini che il sesso è un loro diritto, che si tratta di un'esperienza positiva, senza nessuna conseguenza negativa. Basta non parlarne mai con gli adulti...
Esistono chat e forum ed altri luoghi d'incontro in cui queste persone si ritrovano tra loro, e si scambiano consigli ed informazioni sulle tecniche di adescamento.
Ci sono anche quelli meno tattici, e vanno subito giù con le proposte. Se va, va. Questo genere di tattica è più frequente tra gli adescatori di ragazze adolescenti.
Perché Cappuccetto Rosso è ancora attuale
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